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Rock Street, San Francisco

Quando dopo dieci anni di assenza è
tornato Il Carnevale di Mesagne, trentamila persone sono scese in
piazza per ammirare le sfilate dei carri allegorici, le majorettes,
le bande musicali, i gruppi folcloristici. Un’intera città lo ha
voluto fortemente si è animata nelle strade inondate di coriandoli e
musica. Mesagne ha salutato il trionfo delle maschere più amate da
questa meravigliosa cittadina in provincia di Brindisi: Grappolino e
Pizzica Pizzica. Il Carnevale di Mesagne è infatti una tra le più
antiche e amate feste del Carnevale di Puglia.

Storia del carnevale di Mesagne

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Le origini del Carnevale di Mesagne
risalgono con certezza alla metà del diciottesimo secolo, anche se
alcune fonti identificano questo carnevale con gli antichi
Lupercalia, non dimentichiamo infatti che Mesagne si trova
sull’antica via Appia. I Lupercalia erano una festa romana che si
teneva dal 13 al 15 febbraio, per celebrare Fauno, che in latino
veniva chiamato Lupercus.

Se della tradizione romana non ci sono
prove inconfutabili, in ogni caso il Carnevale di Mesagne vanta
sicuramente almeno tre secoli di storia. Nonostante la tradizione
secolare ha dovuto fare i conti con periodi meno sfolgoranti,
soprattutto in anni recenti, quando si è deciso di sospenderlo. La
cittadina della provincia di Brindisi è rimasta orfana della sua
festa di carnevale per circa dieci anni, a partire dal 2003.

Ovviamente il ritorno del Carnevale da queste parti è stato salutato
da un entusiasmo impareggiabile.

Quella del 2013, la prima edizione dopo
gli anni della sospensione, ha visto la partecipazione di circa
trentamila persone nel momento più suggestivo della manifestazione,
quello delle sfilate dei carri allegorici.

Le maschere del Carnevale di Mesagne

Le maschere tradizionali del Carnevale
di Mesagne sono Pizzica Pizzica e Grappolino. Con la creazione di
Pizzica Pizzica gli inventori di questa maschera hanno raccolto a
piene mani dalla tradizione di queste zone. Pizzica pizzica infatti è
uno dei balli più antichi e popolari della zona del Salento.

Grappolino invece omaggia questa terra, ricca di vigneti da cui si
ricava l’ottimo Brindisi rosso, un vino DOC molto importante.

Le maschere del Carnevale di Puglia

La Puglia però offre molte maschere
bellissime. A Massafra c’è Gibergallo. La maschera fu ideata
inventata da Gilberto Gallo, un cittadino massafrese che per molti
anni, fino al giorno della sua morte avvenuta durante un giovedì
grasso, usava andarsene in giro a Carnevale indossando un frac bianco
e nero, a strisce rosse e gialle. Gibergallo era truccato da clown e
amava passeggiare accompagnato da un gallo al guinzaglio.

La versione più aggiornata della
maschera di Gibergallo prevede un frac nero a code lunghe, con il
risvolto tempestato di strass e brillantini, e tasche di colore
diverso: una azzurra e una verde. Il papillon è grande, a pois.

Sotto l’abito è d’obbligo una maglietta a righe rosse e gialle. I
pantaloni sono larghi di colore blu a strisce azzurre.

Sempre a Massafra c’è Lu Pagghiùsë.

La maschera vuole rappresentare un personaggio che s’infiamma
improvvisamente, si appassiona per un’idea ma con la stessa velocità
con cui si è incendiato allo stesso modo si spegne. Come un fuoco di
paglia.

Indossa un cappello di lana azzurro,
una blusa a strisce gialle, rosse e bianche e pantaloni a strisce;
dal collo gli pende una collana di campanellini dorati, dello stesso
tipo delle cavigliere che porta ai piedi. Porta un grande mantello
marrone.

Il Salento è ricco di mascgere e di
feste di Carnevale. Per esempio, la mascotte del Carnevale di Aradeo,
in provincia di Lecce, è Lu Sciacuddhuzzi. Si tratta di un ometto
buffo e spiritoso, che di notte ama fare dispetti e scherzi. Si
caratterizza per la pancia gonfia e per il cappello originale.

Al Carnevale di Casarano invece
imperversa Lu Casaranazzu. Personaggio baffuto, in camicia blu e
pantaloni azzurri tenuti su da una cinta di cuoio, per omaggiare la
tradizione calzaturiera della cittadina salentina.

Forse la più originale e bizzarra
maschera in Italia è a Gallipoli. Lu Titoru, che sta per Teodoro,
non ha una biografia precisa o un costume tipico. È l’unica maschera
“morta” della tradizione italiana. Si tratta di una salma distesa
nel vano di un carro funebre, scortato da quattro uomini travestiti
da povere donne anziane, che reggono fuso e conocchia. L’unica
informazione certa è che deceduto dopo un’indigestione di polpette.

Carri del Carnevale di Mesagne

Il Carnevale di Mesagne si articola in
due edizioni. Esiste una rappresentazione estiva, che si tiene in
Luglio, ma quella più popolare è a febbraio. La festa invernale
conta ben tre sfilate: la prima si tiene l’ultima domenica di
febbraio, la seconda avviene la prima domenica di marzo e la terza
durante il Martedì grasso.

L’associazione che organizza il
carnevale, composta da appassionati cittadini che hanno fortemente
voluto ripristinare la festa, lavorano ogni anno alacremente per
allestire i carri allegorici. Oltre alle maschere mesagnesi per
eccellenza, la fantasia della città si esprime in coreografie
maestose che negli anni hanno messo in mostra, durante le sfilate,
personaggi suggestivi come il “Drago” o carri riuscitissimi come
quello denominato “ultima spiaggia”. Si tratta di una sferzante
ironia sui politici.

Alla sfilata dei carri allegorici di
Mesagne si accompagnano i gruppi dei Pierrot, della compagnia de “li
Satiri”, della banda giovanile e una roboante banda musicale, che
scandisce il ritmo della manifestazione con le sue note festose. Le
majorettes invece aumentano il brio e il colore di questa festa tanti
attesa.

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